domenica 6 aprile 2008

Sul divorzio e sull'aborto


L’OSSERVATORE ROMANO
Giovanni Paolo II
di studi su matrimonio e famiglia in collaborazione con i "Knights of Columbus"

Divorzio e aborto lasciano ferite da guarire
Aborto e divorzio sono drammi che lasciano ferite profonde e producono conseguenze devastanti sulla famiglia e sulla società. Tuttavia, pur trattandosi, soprattutto nel caso dell'aborto procurato, di "una grave ingiustizia e in sé irrimediabile", tali ferite si possono lenire aprendosi con umiltà al pentimento e fidando nel perdono "del Padre di ogni misericordia". Lo ha detto il Papa ai partecipanti al congresso internazionale organizzato dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, in collaborazione con i Knights of Columbus, ricevuti sabato 5 aprile, nella sala Clementina.

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

È con grande gioia che mi incontro con voi in occasione del Congresso Internazionale "L'olio sulle ferite". Una risposta alle piaghe dell'aborto e del divorzio, promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, in collaborazione con i Knights of Columbus. Mi compiaccio con voi per la tematica che è oggetto delle vostre riflessioni di questi giorni, quanto mai attuale e complessa, e in particolare per il riferimento alla parabola del buon samaritano (Lc 10, 25-37), che avete scelto come chiave per accostarvi alle piaghe dell'aborto e del divorzio, le quali tanta sofferenza comportano nella vita delle persone, delle famiglie e della società. Sì, davvero gli uomini e le donne dei nostri giorni si trovano talvolta spogliati e feriti, ai margini delle strade che percorriamo, spesso senza che nessuno ascolti il loro grido di aiuto e si accosti alla loro pena, per alleviarla e curarla. Nel dibattito, spesso puramente ideologico, si crea nei loro confronti una specie di congiura del silenzio. Solo nell'atteggiamento dell'amore misericordioso ci si può avvicinare per portare soccorso e permettere alle vittime di rialzarsi e di riprendere il cammino dell'esistenza. In un contesto culturale segnato da un crescente individualismo, dall'edonismo e, troppo spesso, anche da mancanza di solidarietà e di adeguato sostegno sociale, la libertà umana, di fronte alle difficoltà della vita, è portata nella sua fragilità a decisioni in contrasto con l'indissolubilità del patto coniugale o con il rispetto dovuto alla vita umana appena concepita ed ancora custodita nel seno materno. Divorzio e aborto sono scelte di natura certo differente, talvolta maturate in circostanze difficili e drammatiche, che comportano spesso traumi e sono fonte di profonde sofferenze per chi le compie. Esse colpiscono anche vittime innocenti: il bambino appena concepito e non ancora nato, i figli coinvolti nella rottura dei legami familiari. In tutti lasciano ferite che segnano la vita indelebilmente. Il giudizio etico della Chiesa a riguardo del divorzio e dell'aborto procurato è chiaro e a tutti noto: si tratta di colpe gravi che, in misura diversa e fatta salva la valutazione delle responsabilità soggettive, ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale ed autore della vita. E tuttavia la Chiesa, sull'esempio del suo Divino Maestro, ha sempre di fronte le persone concrete, soprattutto quelle più deboli e innocenti, che sono vittime delle ingiustizie e dei peccati, ed anche quegli altri uomini e donne, che avendo compiuto tali atti si sono macchiati di colpe e ne portano le ferite interiori, cercando la pace e la possibilità di una ripresa.

A queste persone la Chiesa ha il dovere primario di accostarsi con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna, per annunciare la vicinanza misericordiosa di Dio in Gesù Cristo. È lui infatti, come insegnano i Padri, il vero Buon Samaritano, che si è fatto nostro prossimo, che versa l'olio e il vino sulle nostre piaghe e che ci conduce nella locanda, la Chiesa, in cui ci fa curare, affidandoci ai suoi ministri e pagando di persona in anticipo per la nostra guarigione. Sì, il vangelo dell'amore e della vita è anche sempre vangelo della misericordia, che si rivolge all'uomo concreto e peccatore che noi siamo, per risollevarlo da qualsiasi caduta, per ristabilirlo da qualsiasi ferita. Il mio amato predecessore, il servo di Dio Giovanni Paolo II, di cui abbiamo appena celebrato il terzo anniversario della morte, inaugurando il nuovo santuario della Divina Misericordia a Cracovia ebbe a dire: "Non esiste per l'uomo altra fonte di speranza, al di fuori della misericordia di Dio" (17 agosto 2002). A partire da questa misericordia la Chiesa coltiva un'indomabile fiducia nell'uomo e nella sua capacità di riprendersi. Essa sa che, con l'aiuto della grazia, la libertà umana è capace del dono di sé definitivo e fedele, che rende possibile il matrimonio di un uomo e una donna come patto indissolubile, che la libertà umana anche nelle circostanze più difficili è capace di straordinari gesti di sacrificio e di solidarietà per accogliere la vita di un nuovo essere umano. Così si può vedere che i "no" che la Chiesa pronuncia nelle sue indicazioni morali e sui quali talvolta si ferma in modo unilaterale l'attenzione dell'opinione pubblica, sono in realtà dei grandi "sì" alla dignità della persona umana, alla sua vita e alla sua capacità di amare. Sono l'espressione della fiducia costante che, nonostante le loro debolezze, gli esseri umani sono in grado di corrispondere alla altissima vocazione per cui sono stati creati: quella di amare.

In quella stessa occasione, Giovanni Paolo II proseguiva: "Bisogna trasmettere al mondo questo fuoco della misericordia. Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace". Si innesta qui il grande compito dei discepoli del Signore Gesù, che si trovano compagni di cammino con tanti fratelli, uomini e donne di buona volontà. Il loro programma, il programma del buon samaritano, è "un cuore che vede. Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente" (Enc. Deus caritas est, 31). In questi giorni di riflessione e di dialogo vi siete chinati sulle vittime colpite dalle ferite del divorzio e dell'aborto. Avete innanzitutto constatato le sofferenze, talvolta traumatiche, che colpiscono i cosiddetti "figli del divorzio", segnando la loro vita fino a renderne molto più difficile il cammino. È infatti inevitabile che quando si spezza il patto coniugale ne soffrano soprattutto i figli, che sono il segno vivente della sua indissolubilità. L'attenzione solidale e pastorale dovrà quindi mirare a far sì che i figli non siano vittime innocenti dei conflitti tra i genitori che divorziano, che sia per quanto possibile assicurata la continuità del legame con i loro genitori ed anche quel rapporto con le proprie origini familiari e sociali che è indispensabile per una equilibrata crescita psicologica e umana.

Avete anche volto la vostra attenzione al dramma dell'aborto procurato, che lascia segni profondi, talvolta indelebili nella donna che lo compie e nelle persone che la circondano, e che produce conseguenze devastanti sulla famiglia e sulla società, anche per la mentalità materialistica di disprezzo della vita, che favorisce. Quante egoistiche complicità stanno spesso alla radice di una decisione sofferta che tante donne hanno dovute affrontare da sole e di cui portano nell'animo una ferita non ancora rimarginata! Benché quanto compiuto rimanga una grave ingiustizia e non sia in sé rimediabile, faccio mia l'esortazione rivolta, nell'Enciclica Evangelium vitae, alle donne che hanno fatto ricorso all'aborto: "Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l'avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino" (n. 99). Esprimo profondo apprezzamento a tutte quelle iniziative sociali e pastorali che sono rivolte alla riconciliazione e alla cura delle persone ferite dal dramma dell'aborto e del divorzio. Esse costituiscono, insieme con tante altre forme di impegno, elementi essenziali per la costruzione di quella civiltà dell'amore, di cui mai come oggi l'umanità ha bisogno.

Nell'implorare dal Signore Dio misericordioso che vi assimili sempre più a Gesù, Buon Samaritano, perché il suo Spirito vi insegni a guardare con occhi nuovi la realtà dei fratelli che soffrono, vi aiuti a pensare con criteri nuovi e vi spinga ad agire con slancio generoso nella prospettiva di un'autentica civiltà dell'amore e della vita, a tutti imparto una speciale Benedizione Apostolica.

domenica 16 marzo 2008

Orario Funzioni Settimana Santa - Anno 2008

PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA E SANTISSIMA ANNUNZIATA
NOCERA TERINESE

DOMENICA
ore 08.00 Santa Messa alla Chiesa SS. Annunziata
· 10.30 Processione dalla Chiesa San Giovanni fino al Calvario e Benedizione delle Palme
. 11.15 Santa Messa alla Chiesa San Giovanni
. 15.00 Adorazione Eucaristica alla Chiesa SS. Annunziata
. 17.30 Riposizione e Santa Messa alla Chiesa SS. Annunziata

LUNEDÌ
ore 10.30 Santa Messa alla Chiesa San Francesco
· 15.00 Adorazione Eucaristica alla Chiesa SS. Annunziata
· 15.15 Confessioni alla Chiesa SS. Annunziata, fino alle ore 17.15
· 17.30 Riposizione e Santa Messa alla Chiesa SS. Annunziata

MARTEDÌ
ore 09.00 Santa Messa alla Chiesa San Giovanni
· 15.00 Adorazione Eucaristica alla Chiesa SS. Annunziata
· 18.00 Confessioni alla Chiesa SS. Annunziata, fino alle ore 20.00
· 18.30 Funzione del Cireneo
· 19.30 Processione con il Santissimo Sacramento dalla Chiesa SS. Annunziata

MERCOLEDÌ
ore 08.00 Esposizione alla Chiesa SS. Annunziata della Statua Madonna Addolorata
· 09.00 Santa Messa alla Chiesa San Giovanni
· 18.00 Confessioni alla Chiesa SS. Annunziata, fino alle ore 20.00
· 22.00 Veglia di preghiera alla Chiesa SS. Annunziata, fino alle ore 7.00 del giorno
..............successivo

GIOVEDÌ
ore 10.00 Santa Messa Crismale alla Cattedrale di Lamezia Terme
· 17.00 Confessioni alla Chiesa San Giovanni, fino alle ore 19.00
· 19.30 Santa Messa in Cena Domini alla Chiesa San Giovanni
· 20.30 Riposizione del Santissimo Sacramento, alla Chiesa San Giovanni
· 22.00 Adorazione Eucaristica alla Chiesa San Giovanni, fino alle ore 23.00

VENERDÌ
ore 17.30 Adorazione della Croce alla Chiesa San Giovanni
. 20.00 Confessioni alla Chiesa San Giovanni, fino alle ore 24.00
. 20.00 Processione con la Statua Madonna Addolorata dalla Chiesa SS. Annunziata e
..............Predica di Passione alla Chiesa San Giovanni
. 23.00 Processione con la Statua Madonna Addolorata dalla Chiesa San Giovanni

SABATO
ore 08.30 Processione con la Statua Madonna Addolorata dalla Chiesa SS. Annunziata
· 15.00 Sosta di Preghiera alla Chiesa San Francesco
· 17.00 Rientro della Statua della Madonna Addolorata alla Chiesa SS. Annunziata
· 23.45 Santa Messa alla Chiesa San Giovanni

DOMENICA
ore 08.00 Santa Messa alla Chiesa San Giovanni
· 11.00 Santa Messa alla Chiesa San Giovanni
· 17.30 Santa Messa alla Chiesa San Giovanni

L'AMMINISTRATORE PARROCCHIALE
Sac. Tommaso Boca

giovedì 21 febbraio 2008

SE NON VI CONVERTIRETE


Questo documento è stato pubblicato dai Vescovi della Calabria per farci riflettere ed essere responsabili riguardo ai danni causati dalla 'ndrangheta alla società civile calabrese.


“SE NON VI CONVERTIRETE, PERIRETE TUTTI ALLO STESSO MODO” (Lc 13,5)


Annunciare il Vangelo della vita nella nostra terra per un futuro di giustizia e carità



L’ANNUNCIO DEL VANGELO, FONTE DI VITA

1. Il Vangelo della vita costituisce il cuore dell’annuncio cristiano (Gv 1,1-4). Lo proclamiamo con forza e gaudio nella Domenica in cui la Chiesa celebra Cristo Re, il “Verbo della vita”, il vivente e il Risorto che porta nel suo corpo glorioso i segni dell’amore, memoria del dono della sua vita sulla croce, perché noi avessimo la vita, insieme con il perdono dei peccati.

2. Accolto dalla Chiesa con amore, il Vangelo della vita va annunciato e testimoniato con fedeltà, come buona novella, in questanostra Regione afflitta dal doloroso e triste fenomeno della ‘ndrangheta.

3. Come Vescovi e Pastori della Chiesa di Dio in terra calabra, avvertiamo l’urgenza di incoraggiare tutti ad operare per un’autentica rinascita morale, sociale ed economica. Il nostro intervento, riflessione ad alta voce sul tema, offerta all’attenzione ed al cuore dei calabresi, è segno tangibile della Manifestazione dell’identità cristiana, che nel suo essere esprime rispetto delle leggi, capacità di perdono, propensione al dialogo, costante impegno per il trionfo del bene comune, fiducia nella solidarietà sincera. Non esistono

altre vie per vivere in terra e ascendere ai cieli della salvezza: in un mondo di tante presunte verità, “la verità cristiana può ancora inghiottire tutte le mezze verità del mondo” (Sergio Quinzio, La gola del leone, 91).



UN CUORE CHE VEDE: LA PERVASIVITÀ DELLA ‘NDRANGHETA

4. Ad una criminalità dai tratti violenti, nascosti e pervasivi, tesa ad assoggettare risorse economiche, relazionali e sociali, opporremo la cultura della vita e della legalità. In questa sfida, nulla sarà d’aiuto più che la riscoperta della fede nel Figlio di Dio, che si è fatto uomo ed è venuto tra gli uomini “perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

5. Contro un potere mafioso che permea di sé sia i singoli sia le istituzioni, deve nascere e diffondersi un senso critico capace di discernere i valori e le autentiche esigenze evangeliche. Se da un lato inquietano certe accuse di connivenza tra settori della criminalità organizzata e responsabili della cosa pubblica ai vari livelli, dall’altro risalta, specialmente per il cristiano, la necessità dell’impegno nella polis, come espressione della carità e dell’amore che il credente vive in Cristo. La carità politica, appunto, e i frequenti casi di corruzione ci spingono non solo a sollecitare la politica al recupero del valore di servizio, ma ancor più ad esortare i cristiani a non disertare questo servizio, resta quando esso significhi sacrificio e rischio per la propria vita.


LA PRIORITÀ DELLA CONVERSIONE

6. “Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo” (Lc13,5). Gesù, commentando episodi di cronaca avvenuti a Gerusalemme, rimanda alla radice di tutti i mali: la peccaminosità dell’uomo, la potenziale connivenza con la violenza che si annida nel cuore umano in ogni tempo. Il suo è un chiaro invito a cercare, anzitutto dentro di noi, i segni della complicità con il peccato.

7. Il primo passo, quindi, è la conversione personale e comunitaria, grazie ad un cambio di mentalità nel cuore e nella vita di ogni uomo e donna, di ogni famiglia, gruppo e istituzione, che permetta di rimuovere le forme di collusione con l’ingiustizia e respingere l’ingannevole fascino del peccato. Attrazione, questa, che avvolge anche le nostre comunità ecclesiali, inducendo a minimizzare la realtà del male o ad assumere un atteggiamento fatalistico di rinuncia. Così anche per la tentazione di rifugiarsi nel privato, separando fede e prassi, o di limitarsi alla denuncia: nel male vi è una responsabilità che è propria non solo «di chi genera e favorisce l’iniquità e la sfrutta», ma anche «di chi, potendo fare qualcosa per evitare, eliminare o almeno limitare certi mali sociali, omette di farlo per pigrizia, per paura e omertà, per mascherata complicità o per indifferenza; di chi cerca rifugio nella presunta impossibilità di cambiare il mondo; ed anche di chi pretende di estraniarsi dalla fatica e dal sacrificio, accampando ragioni di ordine superiore» (Reconciliatio et Paenitentia 16).


RICHIAMO ALLA VITA COERENTE

8. Il popolo di Dio è chiamato a custodire, vivere e rilanciare l’originalità, unica ed universale, della speranza cristiana. Al riguardo, sia di stimolo l’insegnamento di papa Giovanni Paolo II: “Urge una generale mobilitazione per costruire una nuova cultura della vita (Evangelium vitae, punto 95)”. Seguendo l’unica strada percorribile, ovvero quella dell’esperienza credente, mobilitiamoci traendo dal Vangelo l’esempio cui improntare la nostra quotidianità per riaffermare, nel solco della testimonianza che diviene anima e sostanza dell’identità cristiana, il diritto alla vita. Dinanzi alla progressiva perdita dei valori di solidarietà, facciamoci strumenti di lotta ai mercanti di morte, ovunque essi si annidino e qualunque panni indossino: siano essi mafiosi o detrattori della vita, che sono negazione di Dio e dell’uomo, piaga sanguinante del corpo della Chiesa amante della vita. Al contempo, rinnoviamo l’attenzione agli ultimi ed agli emarginati, aiutando le Chiese locali a rafforzare le proprie capacità profetiche ed a porre al centro delle attività della comunità ecclesiale l’attenzione preferenziale al povero ed al suo senso sacramentale.

9. Ecco, allora, delinearsi la nuova cultura della vita: nuova, perché in grado di risolvere i problemi che investono il nostro territorio; nuova, perché fatta propria, con più salda e operosa convinzione, da tutti i credenti; nuova, perché capace di suscitare un

serio e coraggioso confronto culturale con tutte le componenti della società che, nel suo senso più diffuso e nelle forme più o meno istituzionalizzate dell’intervento sociale, è la sola che possa prosciugare la linfa vitale delle organizzazioni mafiose.

10. È in tale ottica che collochiamo l’agire delle nostre Chiese particolari: dobbiamo dimostrarci capaci di costruire modelli culturali alternativi. Con la forza del Vangelo, potenza d’amore e annuncio di speranza, si deve agire per favorire una rottura con la cultura mafiosa, con perseveranza e pazienza, attraverso il coraggio della coerenza, della testimonianza e della speranza. Una simile rigenerazione delle coscienze deve cominciare dalle nostre comunità cristiane: troppi credenti, anche tra quanti partecipano attivamente alla vita ecclesiale, corrono il rischio d’una dissociazione tra la fede professata e l’etica che ne deriva e da attualizzare, giungendo spesso a comportamenti compromissori che contraddicono la verità del Vangelo (cf EV 95). Dobbiamo interrogarci con lucidità sul tipo di cultura della vita e della legalità oggi percepita dai cristiani, dalle famiglie, dai gruppi e dalle comunità parrocchiali. Con altrettanta lucidità, dobbiamo individuare i passi da compiere per costruire una società più giusta e solidale, tale proprio perché finalmente sciolta dalle catene del peccato e del male imposte dalle organizzazioni criminali.


UN CUORE CHE AGISCE: OPERIAMO INSIEME

11. Un impegno consapevole è richiesto innanzitutto ai Vescovi, ai Presbiteri, ai consacrati ed a tutti gli operatori pastorali. È indispensabile, infatti, maturare una profonda coscienza della responsabilità che ci è stata affidata nel ministero dell’annuncio e dei sacramenti, ma anche nel compito di guide ed educatori, coltivando una vita di preghiera e carità e coniugando per primi, nel nostro quotidiano, autenticità, coerenza, amore per il prossimo, giustizia e legalità.

12. Non dimenticando, sulla scorta del documento “Chiesa italiana e mezzogiorno”, che «la carenza della famiglia, talvolta la connivenza o peggio l’incoraggiamento della famiglia, alimentano le faide e altre forme di devianza criminosa», ribadiamo la centralità della pastorale familiare. E se da un lato assistiamo ad un processo di disgregazione e di crisi della famiglia, che tocca purtroppo anche la nostra regione, dall’altro abbiamo il dovere di non rimanere a guardare, sospinti dalla certezza che, ben evangelizzata e curata, la famiglia possa ancora essere lievito di una società rinnovata.

13. Un impegno altrettanto forte chiediamo alla scuola, laboratorio democratico di convivenza e di formazione dei cittadini di domani. La comunità scolastica si riappropri della sua peculiare funzione educatrice, coltivando negli studenti la volontà di resistere ai soprusi, alle ingiustizie e ad ogni forma di illegalità, anche strisciante, e sviluppando nei giovani il senso della responsabilità nella difesa dei diritti fondamentali e del rispetto per ogni uomo, vero antidoto alla violenza.

14. Chiediamo al Signore di far emergere dal popolo, in piena libertà, persone sagge che assommino in sé passione, senso di responsabilità e lungimiranza e che, al di là dell’appartenenza ai diversi schieramenti politici, sappiano elaborare percorsi legislativi e di amministrazione della cosa pubblica in grado di contrastare l’espansione del fenomeno mafioso, non precludendosi alcun tipo di intervento, quali ad esempio la confisca dei beni e la garanzia della certezza della pena, che mini alla base l’iscrizione e l’appartenenza mafiosa. Alle istituzioni indichiamo l’esempio di Cristo, venuto non per essere servito, ma per servire. Sollecitiamo i cittadini amministrati ad essere vigili, ma collaborativi con le istituzioni, giacché il fine comune è creare una civitas humana che attui il piano del Creatore, per il quale “la società umana è per l’uomo, non viceversa (Enciclica Divini Redemptoris, Pio XI, 1937)”.

15. A quanti, in particolare nella Magistratura e tra le forze dell’Ordine, sono chiamati a contrastare la mafia in campo aperto, esprimiamo vicinanza ed un plauso per l’impegno costante della loro opera, spesso nascosta o travisata, e per una dedizione che non di rado li porta a mettere a repentaglio la propria vita. Pur coscienti dei limiti umani, esortiamo la nostra gente ad avere fiducia in questa mediazione così delicata della propria sicurezza da parte di Istituzioni che rappresentano, fisicamente, il presidio della legalità dello Stato.

16. Testimoniamo la nostra vicinanza anche agli imprenditori, perché investano con fiducia, vincendo la tentazione del puro profitto e adottando logiche solidali con le legittime aspettative di occupazione e giusta retribuzione. Invocando la tutela legislativa ed istituzionale, sosteniamo quelli che, speriamo sempre più numerosi, scelgono di difendere il loro onesto operato senza cedere a ricatti, denunziando anzi richieste di “pizzo” in cambio di protezione o invocando il rispetto della legge di fronte all’assalto di chi vorrebbe sottomettere al giogo dell’usura l’economia calabrese. Essi sappiano che non saranno abbandonati a se stessi, ma potranno contare sull’appoggio a tutto tondo, dei pastori e della comunità cristiana, per garantire il quale ognuno, a cominciare dagli Organi statali, farà la sua parte.

17. Ma è soprattutto ai giovani, futuro della nostra terra, che volgiamo lo sguardo: in famiglia, a scuola, nello sport ma pure nella ricerca di un lavoro ed in ogni occasione e giorno della vita, non perdano l’entusiasmo e neppure il generoso altruismo. Mentre ci impegniamo a tenere alta la tensione educativa e l’ascolto delle loro esigenze incentivando la pastorale giovanile, li invitiamo a lasciarsi contagiare dalla freschezza del Vangelo, a divenire protagonisti della carità e della promozione umana, coltivando valori di onestà, giustizia e legalità, per costruire assieme quel futuro che appartiene a tutti, ma specialmente a loro.

18. Infine, a tutti i credenti, agli uomini ed alle donne di buona volontà, diciamo apertamente che abbracciare o anche solo simpatizzare con una concezione dei valori della vita quale quella mafiosa è contrario al Vangelo ed al bene della società e dell’uomo, perché l’appartenenza o la vicinanza ai clan non sono un titolo di vanto o di forza, bensì di disonore e debolezza. Esortiamo perciò il popolo di Dio a compiere ogni sforzo per rinunciare ad atteggiamenti che possano alimentare il fenomeno mafioso. E ciò non solo mediante la condanna di tutte le forme di violenza, ma anche avendo sempre presente che la risoluzione dei problemi personali non va affidata al “padrino” di turno, ma a chi è a ciò preposto dall’Autorità dello Stato.


CONCLUSIONI

19. Le mafie, di cui la ‘ndrangheta è oggi la faccia più visibile e pericolosa, costituiscono un nemico per il presente e l’avvenire della nostra Calabria. Noi dobbiamo contrastarle, perché nemiche del Vangelo e della comunità umana. In nome del Vangelo, dobbiamo tracciare il cammino sicuro ai figli fedeli e recuperare i figli appartenenti alla mafia. Tale strada indichiamo nella Luce che da Dio promana. Egli rivela il Suo potere nella misericordia e nel perdono. L’amore è il Suo regno. È per mezzo dell’amore che costruiamo e rendiamo presente il regno di Dio in questo mondo. A Lui, fonte di speranza e verità che ci guida tra le tenebre lungo i sentieri della vita, rivolgiamo la nostra preghiera: “Tu con olio di esultanza hai consacrato Sacerdote eterno e Re dell’universo il tuo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore. Egli, sacrificando se stesso, immacolata vittima di pace sull’altare della Croce, operò il mistero dell’umana redenzione; assoggettate al suo potere tutte le creature, offri alla tua maestà infinita il regno eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace. Sostienici e guidaci perché anche noi, seguendo il Suo esempio, possiamo concorrere quotidianamente all’opera di redenzione e salvezza nostra, dei nostri fratelli e del mondo intero, combattendo con la forza della fede le armate del diavolo e spezzando le catene del peccato. Amen”.


I VESCOVI DELLE CHIESE DI CALABRIA